Milena Miculan vive in Friuli V.G.. L’arte è stata sin dalla più tenera età la grande passione. Arte, per l’artista, significa trovare un angolo tutto proprio, un ritrovare e ritrovarsi con se stessa, con i suoi pensieri attuali ed è un modo per rispolverare ricordi di vissuto e puntare, a mezzo del segno e del colore, la vita attuale. Utilizzando l’arte Milena affronta la vita, la somatizza ed entra in profondo contatto con le ragioni del suo percorso terreno. Vari sono i cicli affrontati, i più attuali sono: “Umana Fragilità”, in cui il tema principale è dedicato alla donna, alla sua fragilità e allo stesso tempo alla sua forza e determinazione. La Miculan sviluppa un fitto fraseggio di messaggi e diverse ambientazioni in cui la donna è sempre il perno, il punto focale del proprio studio. Attraverso questo ciclo l’artista rimescola e fa riemergere antichi ricordi e ripercorre serenamente il proprio passato, analizza inoltre le attuali difficoltà della gente nella comunicazione, ossia l’incomunicabilità, esaltando così l’umana fragilità che è tutta terrena. Il percorso più attuale, nato dalla frequentazione assidua di corsi, tenuti presso la Libera Accademia del Vedere, dal Maestro Roberto Tigelli di Trieste e dopo aver partecipato anche a corsi svolti dal Maestro Claudio Mario Feruglio, l’artista è particolarmente attratta dal paesaggio, attua così un lungo e importante percorso dedicato a questo tema. Al momento la Miculan vanta numerose esposizioni in Italia e all’estero partecipando a mostre collettive e personali. Oltre ciò il suo nome lo si trova anche come presenza in concorsi nazionali, in cui viene premiata, segnalata e menzionata. “Visioni d’Intorno”, in ciò si racchiude il nuovo ciclo pittorico della Miculan, frutto di assidue sperimentazioni sulla tecnica artistica, ma anche sul soggetto ritratto. Questa saga di pastelli grassi tirati a polpastrello ottengono nel loro insieme un gusto profondamente delicato, ed oltre a ritrarre la nostra terra filtrata dagli occhi dell’artista, si mette in gioco il cuore, le pulsazioni e la vita dell’artista stessa, che ci dimostra come il colore possa bastare per far parlare e rendere questi quadri così preziosi. La Miculan spiega: “Non guardo mai al passato, almeno non con rimpianto, ma sento il desiderio della memoria, così, attraverso le mie mani, inseguo e modello, con la polvere dei pastelli, i ricordi. E’ un gioco di polpastrelli che scorrono a tratti veloci, a volte delicati e pian piano prendono forma i luoghi della mia infanzia, dell’adolescenza come: il mare, i monti, i fiumi, la laguna, un percorso attraverso il Friuli, la famiglia, gli amici, ma senza nostalgia, il mio vuole essere solo uno sguardo al passato senza tristezza.” Un abbraccio e un omaggio all’amore nei confronti dei genitori e del figlio, un inno alla terra come culla di vita, un grande insegnamento e profondo segno di rispetto per chi ci ospita e ci fa vivere. Il paesaggio diventa così luogo dell’anima dove regna quiete, silenzio ed invita alla meditazione, lontano dal frastuono della vita caotica e devastante in cui siamo tutti coinvolti. Il paesaggio è surreale, non sembra ci sia aria, è avvolto in un sospiro ed è scandito da pochi elementi che lo contraddistinguono e lo rendono linguaggio figurativo. I colori intensi, densi, racchiudono quel miscelamento di colori tra cielo e terra come avviene durante il tramonto, dove spicca più forte l’elemento colpito dall’ultimo attimo di luce. Interessante è sempre, nella poetica artista della Miculan e nella sua ricerca quasi monocroma, l’importanza della luce che si insinua nelle macchie di colore e che da forma al paesaggio. Fili sottili di giochi cromatici sottolineano l’attenta ricerca e la profonda sperimentazione dell’artista ormai giunta a maturazione in uno stile così difficile da realizzare. Ammirando questi paesaggi troviamo immediatamente il ponte d’unione di ciò che è stato rappresentato con chi l’ha rappresentato, inizia così il sottile gioco di trasporto delicato, legato dal trait d’union che l’artista vuole rivelare. L’anima è fragilità, è reminiscenza di un tempo lontano, è un brusio che si perde nel tempo, qualcosa da proteggere dalla ruvidezza del mondo che trova la sua estensione ideale unicamente nella quiete del ricordo. Le rimembranze della gioventù e il conforto che solo il luogo natale può dare, paiono essere i luoghi che l’anima, indebolita dalle problematicità presenti, Milena ama frequentare questi luoghi, i luoghi del suo passato perché trova un momentaneo conforto. L’anima così mantiene vivide le commozioni visive e uditive che si manifestano negli attimi più difficili, facendoci sentire al riparo, come in un nido che, nonostante l’età adulta, può accoglierci quando ci sentiamo più fragili. La Miculan così si rifugia all’interno dei suoi quadri, ripercorre, cammina e medita all’interno dei paesaggi, interpreta la raffigurazione della Natura come restituzione di uno spazio complesso, che non è solo quello percepito dall’ occhio, ma anche quello interpretato dall’ anima, cosicché l’artista coinvolge l’osservatore in una pausa di abbandono e di sentimento, sensazioni già personalmente provate durante l’esecuzione artistica. Il tutto, nei quadri della Miculan, ci parla di profumi, di colori, ogni sfumatura ogni oggetto, percepito od immaginato sembra essere sempre pronto a ricordarci quanto sia meravigliosa la vita e ci invita delicatamente e timidamente a condividere questi spazi così puri, intaccati dalla mano umana. Anche se le emozioni durano un attimo il loro eco rimbomba e rimbomberà nel nostro ricordo per sempre. La natura è sempre e comunque fonte di ispirazione e archivio di forme ed è un soggetto importante da esplorare attraverso l’arte. Alla luce di ciò l’artista elabora un suo linguaggio maturo e senza alcuna personale necessità di rivolgersi ad un codice iperrealista da cartolina, elabora un personale idioma di comunicazione tra lei e i suoi ricordi. Noi, semplici spettatori, siamo così invitati ed accolti, in questo meraviglioso salotto della natura e siamo tutti invitati a depositare in essa i nostri ricordi sigillandoli tra profumi e colori singolarmente identificati e identificativi di un nostro passato.

    Raffaella Ferrari critico d'arte

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